Su un Altro Autobus.


Telefono spento. Nessuna voglia di accenderlo, nessuna ragione per farlo, apparente perlomeno. Non ho voglia di parlare, di comunicare ad altri quello che penso, o meglio, quello che provo. Non ho voglia di scavare, di scavarmi, non per adesso. Preferisco la superficialità, nitida e in qualche modo, serena. C'è un motivo per questo mio stato, ma non c'entra nessuno, o forse tutti? Oggi ho visto una famiglia, sull'autobus, in piedi. La madre non avrà avuto più di ventitre anni, era tesa, frenetica, satura di un nervosismo interno, di quelli che non passa. Aveva il naso rosso per il freddo, inquieta per essere in ritardo, per dover perdere tempo, come sempre.Bionda, magra, occhi chiari, emblema di una modella mancata.Premeva con il proprio corpo una bambina,bionda come la madre, avrà avuto cinque, forse sei anni, era vestita come una bambola troppo cresciuta, gonna e scarpe alla moda, di quelle che si vedono su quegli inserti dei giornali, parlava sola, ricercava attenzione sola. Il padre, insicuro e impacciato nelle buste della spesa era tutto teso verso la ragazza, che sembrava non voler far altro che fuggire, volare via, scendere da quella strana giostra. Mi ha guardato, squadrato, come se fossi per lei più una nemica che un' estranea.

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